Una password si cambia. Un volto no.
Una password si cambia. Una carta di credito rubata si blocca. Un volto no.
Eppure è proprio il tuo volto che oggi viene scansionato, confrontato e archiviato ogni volta che cammini per strada, entri in un negozio, passi da una stazione. Il riconoscimento facciale collegato a sistemi di intelligenza artificiale sta trasformando la sicurezza pubblica e, nello stesso momento, sta ridefinendo cosa significa essere anonimi in mezzo agli altri.
Dall’Italia al Regno Unito, dagli Stati Uniti all’Australia, dall’America Latina all’Unione Europea, questa tecnologia si espande a ritmo accelerato. Si sta costruendo una rete di sorveglianza senza precedenti nella storia moderna, in stile Cina.
In questa lettura vediamo a che punto siamo, quali sono i rischi concreti, cosa è già andato storto, e quali strumenti esistono per difendersi — compresi gli occhiali che bloccano gli infrarossi.
“Si sta costruendo una rete di sorveglianza senza precedenti nella storia moderna.”
Lo stato attuale: UK e Italia
Regno Unito: il laboratorio
Il Regno Unito è più avanti di noi, quindi è il posto giusto per capire dove stiamo andando.
La Metropolitan Police di Londra ha riferito di aver usato la tecnologia per identificare circa 2.500 persone ricercate dalla fine del 2024, tra cui sospettati di vari crimini. A giugno 2026 ha confermato i piani per introdurla su Oxford Street, una delle strade commerciali più affollate d’Europa, con un’ulteriore espansione in altre sei aree entro la fine dell’anno.
Anche il settore privato corre. Secondo i dati di Facewatch, azienda britannica specializzata in sistemi di riconoscimento facciale per i negozi, nel 2025 sono stati inviati oltre 516.739 alert in tempo reale ai commercianti. Nel 2024 erano 252.943. Più che raddoppiati: un incremento del 100% in un anno. La direzione è chiara.
Facewatch UK — alert inviati ai commercianti:
- 2024: 252.943
- 2025: 516.739
- Incremento: +100% in un anno
Italia: 11,8% della quota regionale del mercato europeo di videosorveglianza AI
Italia: la rete si estende
In Italia il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha multato diverse aziende per violazioni legate al trattamento dei dati biometrici. A febbraio 2026 ha sanzionato una società cooperativa sociale che trattava illegalmente i dati biometrici dei dipendenti con un sistema di riconoscimento facciale: nessuna base giuridica adeguata, nessuna informativa corretta, nessuna valutazione d’impatto.
È un segnale di tentata regolamentazione. Ma non ferma l’espansione complessiva della tecnologia.
L’Italia sta accelerando il dispiegamento di telecamere intelligenti con riconoscimento in strade, incroci e rotonde, dai grandi centri urbani fino ai piccoli comuni. Perché si cablano di fibra ottica anche i paesi piccoli? Perché i sistemi AI hanno bisogno di molta banda per elaborare flussi video in tempo reale. Il risultato pratico è che l’intero territorio diventa uno spazio monitorato in modo permanente.
“Un incremento del 100% in un anno. La direzione è chiara — una proliferazione esponenziale che coinvolge sia il pubblico che il privato.”
I pericoli per la privacy individuale
Il primo livello di preoccupazione è la privacy individuale. Secondo un sondaggio citato dal Guardian, circa il 60% dei rispondenti nel Regno Unito considera il riconoscimento facciale “un altro passo verso la trasformazione della Gran Bretagna in una società di sorveglianza”.
Quando ogni movimento negli spazi pubblici può essere tracciato e archiviato, l’idea stessa di anonimato nella sfera pubblica diventa obsoleta.
La natura biometrica dei dati facciali crea rischi unici. Un volto è impossibile da cambiare come si cambia una password. I dati biometrici sono informazioni intrinsecamente personali: una volta compromessi, la violazione dell’identità è permanente. Anche organizzazioni per i diritti digitali come la Electronic Frontier Foundation sottolineano che i dati del volto sono “alcuni dei dati più sensibili che un’azienda possa raccogliere”.
“I dati biometrici sono informazioni intrinsecamente personali: una volta compromessi, la violazione dell’identità è permanente.”
Vulnerabilità nei dati
I database che contengono informazioni biometriche diventano obiettivi primari per gli attacchi informatici. Concentrare i dati facciali di milioni di cittadini in sistemi centralizzati crea vulnerabilità sistemiche.
Anche le migliori misure di sicurezza possono fallire. E quando i dati biometrici vengono compromessi, le conseguenze sono irreversibili: non esiste un meccanismo per revocare un volto come si revoca una carta di credito rubata.
La probabilità di violazioni cresce con il volume dei dati raccolti. I sistemi di videosorveglianza basati su AI stanno crescendo in tutta l’UE, con l’Italia che detiene l’11,8% della quota regionale del mercato europeo. Ogni nuovo punto di raccolta è un potenziale vettore di attacco.
- Creare identità sintetiche fraudolente
- Accedere a servizi protetti da autenticazione biometrica
- Tracciare movimenti e abitudini personali a scopo di estorsione o ricatto
In più, questi database spesso sono opachi nella gestione. Per il cittadino è difficile capire fino a dove arrivi il proprio coinvolgimento.
“Non esiste un meccanismo per revocare un volto come si revoca una carta di credito rubata.”
Verso il controllo delle masse
Mettiamo insieme i pezzi: proliferazione tecnologica, vulnerabilità di sicurezza, mancanza di controlli democratici adeguati. Questa combinazione apre la strada a scenari di controllo sociale senza precedenti.
Il Regolamento UE sull’Intelligenza Artificiale classifica l’identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici come “ad alto rischio” e impone valutazioni di conformità obbligatorie. Ma l’applicazione resta disomogenea tra gli Stati membri.
Il vero pericolo è la normalizzazione graduale della sorveglianza totale. Ogni nuova implementazione giustifica la successiva con argomenti di sicurezza pubblica. Le eccezioni diventano regole. I limiti iniziali vengono erosi un pezzo alla volta. E il consenso informato dei cittadini viene aggirato con politiche di privacy opache e condizioni d’uso incomprensibili.
Nel frattempo le aziende tecnologiche sviluppano nuove frontiere del riconoscimento. Tra le leader del settore ci sono Corsight e Flock.
“Le eccezioni diventano regole. I limiti iniziali vengono erosi un pezzo alla volta.”
Quando il sistema sbaglia: tre casi reali
Si dice che la tecnologia sia accurata. I casi reali raccontano altro.
Shaun Thompson, 39 anni, attivista anti-coltelli e volontario con i giovani a Croydon, è stato fermato dalla Metropolitan Police fuori dalla stazione di London Bridge. Il sistema di Live Facial Recognition (LFR) lo aveva identificato per errore come una persona ricercata: lo aveva confuso con suo fratello, che si trovava sotto cauzione per un sospetto reato violento.
Alvi Choudhury è stato arrestato con l’accusa di essere coinvolto in un furto avvenuto a 160 chilometri da dove si trovava davvero al momento del reato. Il sistema automatizzato di riconoscimento facciale lo aveva identificato per errore come sospetto.
La South Wales Police ha usato un sistema di riconoscimento facciale che ha prodotto una corrispondenza falsa con un uomo risultato completamente estraneo ai reati indagati.
Questi errori mostrano che il riconoscimento facciale, quando usato come unica base per indagini o arresti, può ledere gravemente i diritti di cittadini innocenti, a causa degli alti tassi di falsi positivi.
“A pagare per gli errori di questo sistema sono gli innocenti.”
Riflessioni
Di solito a questo punto la discussione prende sempre la stessa piega: “va bene, ma servono regole”. Limiti di conservazione dei dati, database protetti, supervisione democratica, un equilibrio tra sicurezza e diritti.
Il punto è un altro: non importa cosa promettono.
Possono garantire che i dati verranno cancellati dopo trenta giorni. Possono scrivere leggi, istituire autorità di controllo, firmare protocolli. Non cambia nulla, perché il problema non sta nelle garanzie. Sta nel fatto che qualcuno — istituzione o azienda — si ritrova a possedere e controllare una quantità enorme di dati sensibili su milioni di persone innocenti. E una concentrazione di potere di questo tipo, prima o poi, qualcuno la userà per aumentare il proprio potere. Oggi in nome della sicurezza, domani per un altro motivo, con un altro governo, un’altra azienda, un’altra emergenza. Come abbiamo visto: le eccezioni diventano regole, i limiti vengono erosi.
Quindi non ha senso chiedersi come fare in modo che usino bene uno strumento di controllo di massa. La risposta è che quello strumento non dovrebbe esistere.
E la solita obiezione, “ma serve per le indagini”, regge poco. Le indagini si sono sempre fatte, e si possono continuare a fare in altro modo, mirato, su sospettati veri, senza trasformare ogni cittadino in un sospettato permanente e senza violare la privacy di chi non ha fatto niente. I tre casi che abbiamo visto sono la prova.
Il rischio è un futuro in cui il volto di ogni cittadino diventa un codice permanente, tracciabile e archiviato da istituzioni e corporation. Il diritto alla privacy, di fatto, non esisterebbe più.
Chi conosce la storia dei cypherpunk lo sa già: la privacy non si chiede, si costruisce. Non puoi dipendere da chi ha interesse a toglierti ogni protezione. Devi dotarti di strumenti che funzionino a prescindere dalle loro promesse.
“La privacy non si chiede, si costruisce. Non puoi dipendere da chi ha interesse a toglierti ogni protezione.”
IR Eyewear: una contromisura concreta
Uno di questi strumenti è fisico, e si porta sul naso.
IR Eyewear nasce da una realtà artigianale italiana — un’unica persona specializzata nella produzione di occhiali con lenti che bloccano i raggi infrarossi. L’obiettivo: protezione per gli occhi e, allo stesso tempo, contro il riconoscimento facciale. Un accessorio di qualità, Made in Italy.
Il principio, secondo il produttore, è semplice. In presenza di infrarossi, le lenti non permettono le misurazioni oculari necessarie ai sistemi di riconoscimento AI. Un test immediato: prova a sbloccare uno smartphone Apple con Face ID indossando questi occhiali. Il sistema non ti riconosce. Con i normali occhiali da sole, Face ID funziona regolarmente — perché proteggono solo dai raggi UV. IR Eyewear fa un passo in più.
Le lenti proteggono fino al 91% dagli infrarossi tra 780 e 2000 nm, al 100% dai raggi UV, e dalla luce blu di LED e schermi digitali.
Vuoi tutti i dettagli tecnici, le caratteristiche delle lenti e per chi sono pensati? Scarica o leggi la scheda prodotto completa.
“In un’epoca in cui il nostro volto è diventato il nostro documento d’identità, difendere la propria identità può essere, semplicemente, una scelta.”
Risorse utili
Per approfondire il tema sorveglianza, riconoscimento facciale e strumenti di difesa: